Associazione S.O.S Abusi


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Informativa Associati Anno 2011

CONFERIR SENSO


Carissimi/e,

innanzi tutto Buon Anno 2011, affinché sia il più lavorativo e produttivo possibile.

Colgo l'occasione del Nuovo Anno, per fare alcune, da me ritenute importanti, precisazioni intorno al senso del lavoro che svolgiamo nel nostro quotidiano.

SENSO CIVILE: Tengo personalmente a ringraziare tutti coloro che stanno combattendo le loro battaglie senza timori, nonostante le difficoltà che incontriamo mettendoci contro certi poteri forti e un sistema, anche di pensiero, pericolosamente censuratore. Il lavoro che ognuno di noi svolge, colle proprie competenze, è davvero importante, direi esse-nziale, non solo per noi stessi, bensì per la comunità in cui viviamo e operiamo. Proprio grazie a queste opere vi sarà, forse, un altro soggetto che potrà, a sua volta, decidere di fare altrettanto, prendendo la sua propria posizione attraverso il lavoro che ha veduto svolgere da altri. Tutto ciò non per spirito imitativo, come potrebbe apparire, bensì per una sorta di presa di coscienza di possibili alternative al comune vivere quotidiano.

Non credete a chi vi dirà che la nostra attività è sovversiva e tende ad aggredire la civiltà, la società e gli ordini costituiti. Tutto ciò è fuorviante ed è quanto di più falso si possa sostenere. La nostra attività è proprio a favore della civiltà e della comunità in cui viviamo. Desidero citarvi, a questo proposito, l'affermazione di uno dei miei Padri, Sigmund Freud, il quale sosteneva che: "Ciò che in una comunità umana si fa sentire come anelito di libertà, può essere ribellione contro qualche ingiustizia che viene perpetrata e può dunque risultare propizio a un ulteriore civile, rimanendo compatibile con la civiltà". Propizio a un ulteriore civile: questo è il senso. Come si vede, in tale opera, c'è già scambio di valori tra soggetti, e non assistenzialismo muto, cieco e sordo. La nostra attività è proprio rivolta a credere che, perlomeno, vi sia un ordine statale, una serie di leggi e di regolamenti che hanno il loro senso, e non sono lì a caso o per essere considerati "aria fritta". Se c'è qualcuno che deve o dovrebbe temere la nostra attività è proprio chi considera i codici civili e penali carta straccia, da usare, stuprare, denigrare e mistificare a proprio piacimento. Non stupiamoci. Ce ne sono di questi individui e ci sono sempre stati, salvo che essi incontrino qualche barriera e qualche difficoltà da gente come noi che dimostra, con coraggio, di non sottostare a questo gioco perverso e infruttifero. Occorre spirito di sacrificio per procedere in ogni lavoro.

La nostra associazione, come altre non istituzionalizzate (il che significa che operano in piena autonomia, non in contrasto con lo Stato, bensì in quelle sfere che lo stesso lascia aperte alla libera iniziativa, (cfr art. 17-18-21-24-33-41 Cost. Repubblica Italiana), può svolgere la propria attività attraverso professionisti che hanno sottoscritto un codice etico e una regolamentazione deontologica. Tale atto era necessario affinché impegnasse i professionisti in un comune fine previsto dallo spirito della nostra Associazione. La nostra Associazione non accetta donazioni da nessuno, proprio per mantenere la propria autonomia e indipendenza. Vive e sostiene le proprie attività di sensibilizzazione, di ricerca, di divulgazione dei propri pensieri e delle proprie attività grazie ai contributi volontari degli Associati che versano le proprie quote associative. La nostra Associazione vive, altresì, grazie a persone che dedicano parte del proprio tempo settimanale, sottraendolo al proprio lavoro o al tempo libero, per fare attività di promozione e di raccolta di notizie, sentenze, opinioni e quant'altro utile allo svolgimento delle nostre attività.

Un grazie a tutti voi che aiutate il prossimo, il comune civile, con il vostro impiego di energia e di tempo.

SENSO ETICO: I nostri professionisti associati, come detto, nella consapevolezza che non è possibile offrire agli associati un gratuito patrocinio - ( se non a quelli che ne hanno Diritto per Legge dello Stato) - hanno sottoscritto un codice etico, nel quale s'impegnano ad applicare tariffe convenzionate, personali e soggettive, in base alla portata e continuità del lavoro svolto e da svolgere. Per tali ragioni, anche per questo anno, vi invito tutti a domandare, senza remore, ai Professionisti Associati a cui vi rivolgete, gli acconti necessari, le quote da pagare successivamente a saldo, nonché i tempi necessari per ogni tipo di attività che desiderate intraprendere.

La questione etica è sempre nell'ambito personale e nessun codice o carta scritta potrà sostituire la reciproca soddisfazione che se ne trae quando si entra in un rapporto a due. Ci sono rapporti, come in amore, che non funzionano ed è inutile tentare di farlo. Tutto ciò si rivelerebbe un ulteriore fallimento; sia per il professionista che per l'utente.

Informarsi sull'iter, sui costi, sui tempi è un procedimento che giova, perché l'utente associato è in grado di misurare i passi che dovrà fare per raggiungere certe mete, nonché le responsabilità, le tortuosità e gli ostacoli che potrà incontrare. Sarebbe inutile per un soggetto scalare una montagna, senza avere le attrezzature per poterlo fare. Le tariffe applicate dai professionisti associati, rendono comunque accessibile a tutti la possibilità di svolgere il proprio cammino di difesa e di tutela dei propri Diritti Inviolabili.

Ricordo che, comunque, chiunque può sottoporre all'Associazione reclami scritti nel caso ritenga di non avere avuto un trattamento adeguato da parte di qualsiasi professionista associato. Tale aspetto lo dico perché ho avuto notizia verbale in cui alcuni associati porgono delle lamentele. Ribadisco, a questo proposito, la necessità di porre i quesiti o le proprie rimostranze per iscritto, affinché possano avere un senso associativo, altrimenti rimangono esclusivamente nell'ambito del pettegolezzo e perdono, per forza di cose, valore effettivo e reale. In casi in cui le lamentele ci giungeranno per iscritto, il nostro intervento, proprio come può avvenire nei matrimoni, potrà essere conciliativo, cercando di comprendere ciò che è successo e trovare, assieme alle parti, ove possibile, una soluzione per proseguire il cammino, ovvero per interromperlo in maniera umana, cioè a parole.

La novità che ho pensato per l'anno appena cominciato, proprio perché ritengo giusto sottoscrivere che ogni lavoro è soggetto a scambio e a reciproca soddisfazione, risiede nell'atto di riconoscere il medesimo Diritto al Professionista. Perché il professionista non dovrebbe avere la possibilità di lamentarsi dell'associato nel quale abbia ravvisato un comportamento non etico? L'etica è sempre un elemento reciproco. Pretendere etica solo in una direzione, potrebbe essere un atteggiamento perverso, ri-volto a non riconoscere o sfruttare il lavoro dell'altro. Anche in tale senso ho ricevuto delle lamentele da parte di professionisti che mi hanno indicato di non essere stati saldati per il lavoro svolto. Prego, anche in tale caso, di mettere le lamentele per iscritto, in modo che sia possibile comprendere gli accadimenti.

Il nostro è un lavoro etico e non mi risulta, per il momento, che nessun nostro professionista abbia attivato procedure di recupero crediti per le somme lamentate. E credo che nessuno lo farà. Questo atteggiamento, però, può nuocere fortemente alle attività che svolgiamo e andare a danno di un altro associato, il quale potrebbe trovarsi nella condizione di un irrigidimento nelle condizioni di lavoro da parte del professionista che si ritenga danneggiato nel non-riconoscimento del proprio lavoro. Allo stesso modo, l'eventuale comportamento non etico del professionista, può andare a danno di un altro professionista che opera diversamente, dal momento che l'associato che si ritiene leso gli si affiderà (con-fiderà) con naturale diffidenza e perplessità.

Noi riteniamo che questione etica s'inscriva necessariamente in un rapporto, ove ci sia lavoro, riconoscimento e scambio. Là dove c'è lamentela, è evidente che qualcosa non ha funzionato o poteva funzionare diversamente. Ciò significa che, se questo è avvenuto, il rapporto è stato messo già in questione. Poi si può decidere anche di lasciar le cose come sono, nella lamentela, ma questo non toglie che il problema vi sia stato. Per la verità, le lamentele, non sono state tante, ma quelle che vi sono state sono degne di nota e hanno maturato in me queste parole, dal momento che la mia attenzione è da sempre rivolta al caso singolo e non ai grandi numeri. I grandi numeri li lascio al Sistema Bancario, verificando, di poi, le miserie che esso crea. Miserie non solo economiche, quanto più umane, o meglio: diseconomicamente disumane.

SENSO COMUNE O COMUN SENTIRE: Un tempo credevo molto al modo di dire: "se son rose, fioriranno, se son spine, pungeranno". Era un modo, "un come se", inserito in quel senso di vuoto che provoca la umana non conoscenza del proprio destino. Là risiedeva, a mio avviso, l'illusione e la falsa credenza del "tutto è già scritto". Per fortuna ogni uomo scorre, nella vita, e matura, nell'esperienza, nuovi pensieri. La mia analista, a cui debbo molto per essermi stata al fianco (o meglio dietro) nel rimettere insieme le tracce del mio passato e del mio presente, ossia le fila del mio discorso soggettivo - dal quale, mio malgrado, non sfuggo - un dì mi disse: "anche se dovesse mordermi un cane, dovrò, pur sempre, chiedermi il perché!!!". Da lì cominciò sostanzialmente la mia analisi che portai a termine. Da lì compresi che - e tutt'ora è il mio tesoro che amo dividere con altri - un'analisi comincia allorquando si perde la posizione dell'anima bella che indugia, attende "il verificarsi" degli eventi, o che contempla lo scorrere delle acque nel verso pre-destinato, senza speranza, o con speranza illimitata (il che non fa differenza), nella rassegnazione che, comunque vada, esse giungono sempre e inesorabilmente al mare, per poi perdersi negli abissi. Cominciai a parlare di me, allorquando riuscì a mettere in discussione la metafora "se son rose, fioriranno, se son spine, pungeranno", fila-strocca di materna rimembranza. Oggi non manco di stimolare ogni associato a valutare l'opportunità di essere parte attiva in qualsiasi lavoro. Il primo lavoro, il più importante, è quello di mettersi in gioco e in discussione. Amo sfatare l'ideale di un professionista che dirige le azioni dall'alto della sua scrivania e del suo studio. Ogni lavoro è sempre un lavoro a due che può rendere frutti solo se svolto con desiderio da parte di entrambi: l'associato da una parte, il professionista associato dall'altra. Se molti medici tenessero conto del desiderio di guarire o di non guarire del paziente, in svariati casi certe medicine risulterebbero non necessarie. Si sa, anche l'industria farmaceutica è diventata un business, e ci girano troppi soldi perché possa confrontarsi sempre in questioni etiche.

SENSO O ODORI DI MENZOGNA?: Girano voci di associazioni e/o professionisti che promettono soluzioni e vittorie paradisiache, senza costi e senza sacrifici. Non conosciamo nel dettaglio la questione, ma possiamo farci insieme una serie di ragionamenti. Parlerò, come sempre, per esperienza personale. Il sottoscritto è oramai otto anni che svolge attività nel sociale. Credo, quindi, di poter avere in merito la mia propria opinione. Nella mia esperienza non ho mai affrontato un caso ove non fosse necessario un certo dispendio di energia e di lavoro. Quando si procede in certi lavori, i fondi pubblici non sono disponibili e non mi risulta notizia di associazioni che abbiano mezzi propri per concedere assistenza gratuita. Perlomeno, non le associazioni indipendenti. I finanziamenti pubblici, perlopiù, sono utilizzati da molte associazioni sindacali e di categoria. Le associazioni di categoria mi risulta che, anch'esse, ai propri associati applichino, in ambito di consulenza finanziaria, aziendale o fiscale, tariffe riservate ai propri iscritti. In pratica, anche queste, nonostante i finanziamenti pubblici, fanno pagare i propri servizi. Vi sono associazioni di categoria che hanno accordi con banche per i cosiddetti fidi convenzionati. I costi per questi tipo di operazioni sono molto onerosi e il sottoscritto ha trovato fidi in convenzione ove erano applicati tassi di natura oggettivamente usuraria. Cosa dire delle associazioni sindacali? I servizi erogati gratuitamente sono resi possibili dai fondi pubblici (attualmente davvero pochi, quasi inesistenti). Molti di questi sindacati hanno fatto, a mio avviso, anche abusi di questo principio, dal momento che per usufruire dei fondi e delle percentuali ad essi riservate sui trattamenti di fine rapporto dei dipendenti, non si sono peritate nel fare fallire molte aziende, senza preoccuparsi delle famiglie degli imprenditori, nonché di tutti quei lavoratori a cui non avevano riservato alcuna soluzione per il futuro. Caducare sempre e in ogni modo, non è un sistema che, nella distanza, risulti accettabile.

Potremmo, altresì, credere che vi siano persone che si dedicano alla propria attività senza percepire alcuna somma, ma a noi ciò appare del tutto fiabesco. Vero è che il Gatto e la Volpe dissero a Pinocchio di seminare 4 monete nel campo dei miracoli, però, a quest'ultimo, qualche dubbio alla fine venne in mente. Il lavoro senza prezzo, senz'accordo economico, o non è svolto o è svolto con altri fini diversi da quelli ufficiali o è svolto da filantropi benestanti (io non ne ho conosciuto, sino ad ora, nessuno, ma sono pronto a ricredermi) o è svolto da chi accetta donazioni (magari da fondazioni bancarie). Può darsi anche che, alla fine dell'opera, qualcuno si trovi recapitato un conto inaspettato. Questo del sottoscritto è, come sempre, un invito a pensarci sopra. Io e voi siamo consapevoli di quanto, al di là del luogo comune, l'umano non sia sempre quell'elemento docile che tenderemo a rappresentarci. So che molti potranno gridare allo scandalo, soprattutto in quest'era del buonismo mediatico, per il fatto che si continui a sottolineare che l'animo umano può contenere quella dose di birbanteria o di aggressività nei confronti del prossimo. Non se ne vorrebbe sapere. Per questo ribadisco che il comportamento etico rientra sempre nel patto e nel contratto che due soggetti si scambiano reciprocamente.

Desidero terminare con alcuni pensieri di Sigmund Freud, uomo oggi più che mai contemporaneo, il quale sulla propria pelle ha conosciuto la difficoltà di far passare la propria scoperta contro la diffidenza dei medici, degli albi professionali, dei poteri costituiti, delle teorie presupposte, dei luoghi comuni e delle resistenze della Civiltà. Troverete tanto il senso del lavoro che insieme stiamo svolgendo. Le resistenze attuali alla nostra attività svelano che siamo sulla strada giusta. La resistenza si giustifica solo laddove qualche barriera di falsa verità, ingiustizia, calunnia, mistificazione rischia d'infrangersi. Qualsiasi scoperta può rappresentare una minaccia in ogni civiltà. L'opera di Freud, come quella di altri pensatori al lavoro, è, prima di tutto, opera di grande civiltà.

Maurizio Forzoni

"Una parte di vero dietro tutto questo c'è, anche se sovente non viene riconosciuta, ed è che l'uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d'amore, capace al massimo di difendersi quando è attaccata; è vero invece che occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale soccorritore e oggetto sessuale, ma anche un oggetto su cui magari sfogare la propria aggressività, sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, abusarne sessualmente senza il suo consenso, sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni, umiliarlo, farlo soffrire, torturarlo e ucciderlo. Homo homini lupus: chi ha coraggio di contestare quest'affermazione dopo tutte le esperienze della vita e della storia?". Sigmund Freud.

"In tal modo la società alimenta uno stato di ipocrisia civile, cui si affiancano inevitabilmente un senso di insicurezza e un bisogno di proteggersi da questo inequivocabile stato di precarietà mediante il divieto di discussione e di critica". Sigmund Freud.

"A causa di queste critiche la psicoanalisi è stata considerata <<nemica della civiltà>> e messa al bando in quanto <<socialmente pericolosa>>. Questa resistenza non potrà durare in eterno; alla lunga non c'è istituzione umana che possa sottrarsi all'influenza di una visione critica ben fondata; fino a questo momento, tuttavia, l'atteggiamento degli uomini verso la psicoanalisi continua a essere dominato da questo timore, che libera le loro passioni e riduce la loro capacità di ragionare correttamente". Sigmund Freud.

"Le parole possono fare un bene indicibile e ferire nel modo più sanguinoso". Sigmund Freud.

"Per la legge ciarlatano è colui che tratta ammalati senza essere in possesso di un diploma statale che lo abiliti all'esercizio della medicina. Io preferisco una definizione diversa: ciarlatano è colui che intraprende un trattamento senza possedere le conoscenze e le capacità necessarie". Sigmund Freud.




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